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Asili nido aziendali, casi virtuosi in un panorama migliorabile

Nelle grandi città il costo di un asilo privato può arrivare a superare anche i 600 euro al mese. Gli asili aziendali possono fare la differenza e dare una spinta anche alla produttività del paese

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ASILI NIDO AZIENDALI –

Secondo un’indagine di Astraricerche il 47% dei lavoratori vorrebbe avere asili aziendali per garantirsi una migliore qualità della vita, tutelando le esigenze lavorative ma anche quelle familiari, leggiamo sulla rivista “Obiettivo Crescita”. Sarebbe questa una soluzione che aiuterebbe soprattutto le neomamme, che potrebbero ridurre i tempi di rientro dalla maternità e lavorare in ufficio con meno ansia.

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La realtà però è ancora diversa, tanto che il 71% dei dipendenti si dichiara insoddisfatto dei servizi offerti dalla propria società. Un elemento ancor più negativo se si considera che a livello nazionale solo il 22% dei bimbi trova posto negli asili, contro la media europea che si attesta sul 33%. Con un costo per le famiglie molto alto: secondo un’indagine Uil, la spesa è di 317 euro al mese, il 9,9% del reddito netto di un nucleo familiare. Ma nelle grandi città il costo di un asilo privato può arrivare a superare anche i 600 euro al mese, per non parlare degli orari, assolutamente incompatibili con i ritmi odierni, rendendo necessario l’intervento dei nonni o di una baby sitter a pagamento. Una situazione che rende antieconomica la permanenza di un genitore sul luogo di lavoro. E così, spesso le donne abbandonano il loro posto di lavoro quando partoriscono.
In questo panorama, gli asili aziendali potrebbero fare la differenza e dare una spinta anche alla produttività del paese.

CASI VIRTUOSI –

Esempi virtuosi, comunque, esistono anche da noi. Dal 2005 Intesa Sanpaolo ha attivato un asilo a Milano e negli anni successivi ne ha aperti altri tre a Torino Moncalieri, Napoli e Firenze. Lì possono essere ospitati fino a 60 bambini per una retta che supera di poco i 100 euro al mese per il tempo pieno. Sempre nel settore finanziario, anche Mediolanum ha creato un nido per i figli dei dipendenti, con una quota più alta di circa 250 euro al mese.

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Nestlé ha inaugurato a Milano il suo angolo dedicato all’infanzia nel 2004 in uno spazio di 450 metri quadrati privo di barriere architettoniche. L’esperienza si è ripetuta nel 2008 nello stabilimento Nestlé Perugina di San Sisto. Lì sono ospitati fino a 80 bambini in una struttura di 780 metri quadrati e 4mila mq di giardino. Telecom Italia conta una decina di asili nido aziendali e alcune convenzioni con strutture esterne.
Altri nomi che si aggiungono alla lista delle aziende “family friendly” sono: il Gruppo BPM, Unicredit, Vodafone, Poste Italiane, Johnson & Johnson, Autostrade, il Cnr e perfino l’Agenzia delle entrate, l’Ospedale San Raffaele e le Fiamme Gialle.

Già, perché non solo le aziende possono decidere di aprire strutture di questo tipo: l’Università degli Studi di Salerno, ad esempio, ha messo a disposizione una struttura per i figli dei propri dipendenti, tra cui professori e ricercatori.