Sign up with your email address to be the first to know about new products, VIP offers, blog features & more.
[mc4wp_form id="5505"]
Questo sito contribuisce all'audience di

Un appalto su tre è truccato. Così cambia la legge: basterà?

Nuovo codice per le gare pubbliche per frenare la corruzione dilagante. Super poteri all’autorità anticorruzione e tagli alle stazioni appaltanti.

da Posted on
Condivisioni

APPALTI TRUCCATI –

Il mostro dovrebbe essere smontato. Nello stesso giorno in cui la Guardia di Finanza ci comunica che un appalto su tre è irregolare (leggi: volano mazzette), in commissione Lavori Pubblici del Senato sbarca il testo della legge delega che modificherà, in modo sostanziale, Codice e Regolamento degli appalti pubblici. Ma in che cosa consistono i cambiamenti più significativi? E in quanto tempo potranno diventare reali?

LEGGI ANCHE: Appalti pubblici, cambiano le leggi ogni settimana e così vincono corruzione e sprechi

LEGGE DELEGA APPALTI PUBBLICI –

La prima novità riguarda la semplificazione delle norme. In Italia rappresentano una vera babele legislativa, che dal 2006 a oggi ha prodotto nuove leggi, il triplo di quelle della Germania e della Francia, approvate al ritmo di una ogni settimana. Massimo numero di regole, e minima trasparenza: così sono andate le cose finora. Il nuovo Codice non dovrebbe avere più di 150 articoli, quasi la metà del precedente, è sarà introdotto insieme al Regolamento, formato attualmente da altri 358 articoli e 1.392 commi, per evitare ulteriori sovrapposizioni.

Seconda svolta: i progetti. Uno dei motori della continua lievitazione dei costi delle opere, un vero varco per gonfiare le spese e prevedere anche l’extra per le tangenti sotto varie forme, come nel caso di contratti di consulenza inutili, è stato alimentato dalla porosità dei progetti. Spesso irrealizzabili, scritti con i piedi, incompleti o fermi al livello della fattibilità (l’80 per cento degli appalti si presenta a questo stadio). Il nuovo codice, invece, obbliga le stazioni appaltanti a bandire gare e concorsi che prevedano soltanto progetti esecutivi o definitivi, dunque non più continuamente ritoccabili attraverso il perverso meccanismo delle varianti in corso d’opera. Inoltre il criterio dell’aggiudicazione delle gare sulla base del massimo ribasso viene eliminato per gli appalti di servizi ad alta intensità di lavoro. Ed a proposito di stazioni appaltanti, altro cambiamento, per evitare sprechi e dispersioni si prova a ridurle drasticamente. Attualmente se ne contano 30mila, che saranno ristrette e censite, con la formazione di consorzi, per esempio nel caso di piccoli comuni che hanno per oggetto lo stesso lavoro o la stessa fornitura, e di 21 centrali individuate su base regionale.

IL RUOLO DELL’AUTORITÀ NAZIONALE ANTICORRUZIONE –

Ma la novità più importante riguarda i nuovi poteri assegnati all’Autorità nazionale anti corruzione (Anac) che diventa un vero e proprio super ispettore, su base nazionale e con competenze a 360 gradi, di tutto l’universo degli appalti pubblici. L’Anac potrà intervenire, anche in modo preventivo e cautelare, su ogni gara, sommando un’attività di vigilanza a obiettivi di massima pubblicità dei cantieri. Sarà la struttura presieduta dal magistrato Raffaele Cantone, poi, a mettere nero su bianco bandi e contratti-tipo, evitando che ciascuna stazione appaltante possa procedere con le proprie regole, che poi finiscono per diventare alibi per contenziosi in sede di tribunali amministrativi, dai Tar al Consiglio di Stato. E toccherà all’Anac censire in modo completo le stazioni appaltanti (con tanto di pagella), secondo alcune caratteristiche che le rendono efficienti, scolpire i criteri reputazionali delle imprese concorrenti, e istituire un albo nazionale dei membri delle commissioni giudicatrici delle gare. A quel punto, chiunque faccia una gara d’appalto dovrà procedere al sorteggio delle formazioni, pescando i nomi all’interno dell’albo stilato dall’Autorità anticorruzione.

Quanto ai tempi, se tutto dovesse andare secondo le previsioni del governo, che sulla riforma degli appalti punta a dare un’accelerazione e un segnale forte all’opinione pubblica, la tabella di marcia potrebbe essere la seguente: entro il mese di aprile il testo viene approvato in Commissione al Senato e entro il mese di maggio votato in aula per poi passare alla Camera, dove il via libera definitivo è previsto prima della pausa estiva. Da qui ci vorranno i tempi tecnici per la scrittura del nuovo Codice e del nuovo Regolamento che diventeranno operativi entro la fine dell’anno. A quel punto, e solo allora, il mostro sarà stato davvero smontato.

PER APPROFONDIRE: Appalti pubblici, una babele di legge in cui naviga la corruzione