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Anziani d’Italia più soli e meno assistiti

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Da un lato si sentono meno assistiti, più poveri e soprattutto più soli, tanto da sfiorare l’emarginazione; dall’altro vorrebbero avere un ruolo maggiore, maggiori relazioni e sentirsi più integrati nella società. E’ il ritratto degli anziani italiani che emerge dal IV Rapporto nazionale Auser-Filo d’argento, presentato oggi a Roma e frutto di un anno di contatti diretti e testimonianze raccolte dai volontari attraverso il numero verde (800-995988). Sono stati 443mila gli anziani che si sono rivolti all’Auser (+0,8% rispetto al 2009) che ha fornito quasi 2 milioni e mezzo di prestazioni spostando così da 4,7 a 5,1 il rapporto tra servizi erogati e utenti. La domanda di sostegno nel 2010 è cresciuta soprattutto in Liguria, Lombardia e Piemonte al nord e in Calabria al sud.

Al Nord è più difficile. L’indagine conferma che la terza età è più difficile nelle regioni del Nord dove molto più spesso che al Sud viene a mancare il ruolo di contesto della famiglia. Se il 76,4% degli anziani vive da solo (a fronte di un 23,6% che vive in famiglia), questa percentuale balza al 93,4% in Piemonte, mentre è quasi dimezzata in Puglia e Calabria.

L’identikit. A rivolgersi ai servizi Auser sono soprattutto le donne (70% dato medio nazionale) sopra i 65 anni, vedove o comunque sole, in precarie condizioni di salute ed economiche, con pensioni basse, nella gran parte dei casi (88%) residenti al Nord. Il 65% degli utenti ha superato

i 75 anni, mentre un buon 20% è ultra 85enne. In calo, invece, la richiesta d’aiuto che viene dagli uomini: -3% nel 2010 con punte che toccano -8% in Emilia Romagna e -4% in Veneto. Ma anche qui conta il fattore geografico e la domanda maschile cresce del 3% nelle regioni del centro Italia. La crisi economica invece incide nell’aumento degli utenti "giovani", fra i 50 e i 55 anni, passati al 16,6% dal 13,7% del 2008.

Cambia la domanda. "A parte la tradizionale domanda sociale data nelle città dai grandi vecchi e dall’emergenza donne sole e malate, si intravvedono cambiamenti importanti, trainati dai nuovi stili di vita  –  sottolinea Francesco Montemurro, direttore Ires "Lucia Morosini" di Torino, responsabile dell’indagine Filo d’Argento  – ; oggi gli anziani vogliono vivere al di là della malattia e andare oltre lo stereotipo della ‘riparazione del bisogno’; vorrebbero avere nuove opportunità di sostegno che includono l’integrazione, l’aggregazione, il divertimento, il contatto diretto con l’ambiente in cui vivono".

Sempre meno, infatti, a quanto risulta dal Rapporto, chiedono la consegna a casa di farmaci o della spesa o la compagnia a domicilia. Hanno più voglia di uscire, di spostarsi facilmente, magari con una macchina attrezzata, per sbrigare semplici pratiche, andare dal medico, al mercato o al cinema, incontrare gli amici. Quello che emerge, in sostanza, è il rifiuto dell’emarginazione e l’aspirazione a un benessere affettivo che passa attraverso un maggiore coinvolgimento sociale, civile, "attivo" nel proprio contesto di appartenenza.

Cosa chiedono gli anziani. Queste aspirazioni si traducono in uno spostamento qualitativo della domanda di servizi rispetto a quella dell’assistenza tradizionale: mobilità, trasporto sociale, compagnia. Quasi il 47% degli utenti richiede l’accompagnamento con trasporto in auto attrezzate (+21% nel 2010). Si chiede più compagnia ma solo per uscire (anche per andare alle poste o dal medico) e per socializzare, mentre la domanda cala per quella a domicilio (-15%) come per la consegna di farmaci (-58%) a casa. In crescita la richiesta di compagnia telefonica (+18,5%).

Istituzioni pubbliche latitanti. Secondo l’indagine Auser, il 90% delle persone che chiede aiuto al Filo d’Argento non è inserito in modo continuativo in un piano di assistenza pubblica né da enti privati, solo il 6,4% degli anziani è seguito da servizi socio-assistenziali e il 3,6% da cooperative e privati. Quello che sorprende – ma che può trovare una spiegazione nei tagli imposti dai piani di rientro della spesa sanitaria delle Regioni – è che il 34,2% delle richieste di informazione ed aiuto pervenute ai volontari Auser arrivino proprio dalle Asl, dai servizi sociali comunali e di altri enti pubblici. Le altre richieste arrivano dai diretti interessati nel 48% dei casi, dai familiari nell’11% e da partners di Ausernel restante 7%.

Un capitolo del Rapporto riguarda il gradimento rispetto ai servizi prestati dall’Auser e conosciuti attraverso amici, passaparola, familiari e pubblicità. In generale il 72,2% si dichiara molto soddisfatto degli aiuti ricevuti e un 23,6% abbastanza contento. Cortesia e disponibilità sono le doti più apprezzate nei volontari.