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Ai giovani chiediamo i temi, poi li sprechiamo all’estero

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I giovani e la crisi. I giovani e l’etica della responsabilità, specie di fronte all’invasione tecnologica. I giovani e i nuovi stili di vita. Non hanno avuto una grande fantasia gli autori delle tracce per gli esami di maturità che in questi giorni coinvolgono circa 500mila studenti italiani. Al centro dei temi c’è sempre e solo la stessa parola: i giovani. Tanto interesse ministeriale e accademico dissimula i sensi di colpa di un Paese dove i giovani sono sempre più uno spreco più che una risorsa, dove le opportunità e il merito vengono calpestati da logiche di tribù, di corporativismi, di privilegi, anche generazionali. Dove sono i vecchi a comandare ed a essere protetti, mentre loro, i ragazzi, hanno soltanto due alternative: piegarsi al sistema dei favori e dell’opacità oppure andare all’estero a costruire la loro vita. Agli stessi giovani ai quali si chiede di scrivere un tema su di loro, poi si impone la soluzione finale di un’Italia che invecchia, e male: sono già oltre 50mila i ragazzi italiani che hanno lasciato il Paese dopo la maturità per proseguire studi e carriere all’estero. Negli Stati Uniti, in altri paesi europei, in Sud America. Ovunque, purché lontano dall’Italia. E questi giovani, altro che le belle tracce di un tema di maturità, all’estero ci vanno non solo per completare un percorso formativo, ma innanzitutto per non tornare nei luoghi da dove stanno fuggendo. Oltre ai temi servirebbe un progetto da sistema Paese che dica ad alcuni di loro: tornate in Italia, c’è posto per voi. E servirebbe che qualcuno si faccia da parte per farli passare.