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Aeroporti, ecco quelli inutili

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Nell’elenco delle tante opere pubbliche costose e inutili, in un Paese sempre in affanno quando si tratta di infrastrutture strategiche, spiccano gli aeroporti. In Italia se ne contano 48 per il traffico commerciale, ma soltanto la metà raggiunge la soglia minima (500mila passeggeri) per avere i conti in pareggio, e ben 24 sono stati definiti da uno studio di Nomisma “assolutamente superflui”. D’altra parte non si capisce a chi potrebbe servire uno scalo, come quello di Biella che in un anno ha fatto registrare 18 presenza o la pista di Siena dove hanno messo piede nel 2010 meno di 900 passeggeri.

In realtà l’aeroporto è stato considerato, per anni, come lo stadio: bastava progettarlo per catturare voti, fare appalti, drenare risorse e magari distribuire qualche mancia per i primi lavori. Poi è finita come a Comiso, in Sicilia, dove sono stati spesi 53 milioni di euro di soldi pubblici per uno scalo pronto due anni, ma mai entrato in attività. Oppure come in Calabria, una regione con un movimento turistico molto basso, che pure vanta 3 aeroporti ( Crotone, Reggio Calabria e Lamezia terme), tutti sommersi dai debiti, e ne ha già messo in cantiere un quarto a Piani di Sibari per non fare dispiacere ai cittadini della provincia di Cosenza. Lo spreco aeroportuale non è però concentrato al Sud: lungo l’asse Torino-Venezia si conta una pista d’atterraggio ogni 50 chilometri, con una dispersione del traffico che crea soltanto debiti per le amministrazioni locali e disagi per i viaggiatori. Il campanilismo dell’aereo facile non sembra fermarsi, e nel Lazio, dove pure si fatica ad assorbire il movimento dello scalo di Ciampino in concorrenza con Fiumicino, per non scontentare nessuno sono stati previsti due nuovi aeroporti a Viterbo e Frosinone. Per quale tipo di traffico è un mistero al quale nessuno è in grado di rispondere.

Appena insediato, il governo Berlusconi aveva deciso di procedere a uno sfoltimento del sistema aeroportuale, delegando il ministero dei Trasporti a redigere un nuovo piano con tagli e accorpamenti. Ma le pressioni dei ras politici locali sono state molto forti ovunque, e così la sforbiciata si allontana tra studi, analisi e vaghe promesse di interventi. Alla Commissione Trasporti della Camera sono andare avanti per alcuni mesi le audizioni su questo tema, e dopo una cinquantina di incontri con tutti gli esperti e i rappresentanti del sistema, è stato approvato un documento che almeno mette lo spreco nero su bianco. «In Italia non c’è bisogno di nuovi scali, ma di aeroporti più grandi, più efficienti e meglio collegati sul territorio» sentenziano, con voto unanime, i componenti della commissione Trasporti. E i tagli? Per quelli bisogna attendere il piano del ministero, scritto a quattro mani con i vertici dell’Enac. Intanto in Italia continuiamo a viaggiare per via aerea con pochi passeggeri e molti debiti.